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Un’operazione a forbice per arginare hacker criminali che prendono d’assalto le realtà imprenditoriali, grandi, medie e piccole. Queste ultime, solitamente meno propense agli investimenti in cyber security, sono molto esposte; le grandiaziende, invece, hanno moli di dati superiori e molto spesso brevetti di consistentevalore da proteggere, oltre ai reparti di produzione, fortemente digitalizzati dai progetti legati ad Industria 4.0.

In questo caso, i danni derivati dal cyber crime, sarebbero devastanti. Da una parte, è necessario investirein cultura della sicurezza IT, ad iniziare dagli imprenditori, fino a coinvolgere i dipendenti, dall’altra è indispensabile dotarsi didispositivi e servizi che siano in grado di bloccare le intrusioni alle reti IT e di salvaguardare i dati, secondo la regola di backup del 3-2-1, 3 copie dei dati, su 2 differenti storage, con 1 copia mantenuta off-site.

È questa la «ricetta» contro la criminalità informatica che Ditedi, il cluster che rappresenta la gran parte delle imprese Ict del Friuli Venezia Giulia, sta promuovendo al fine di porre un argine a un fenomeno che sta diventando una spada di Damocle per ogni impresa e in qualsiasi settore. 

Un «problema globale» su cui proprio nella sede Ditedi di Tavagnacco (UD) si sono confrontati, il direttore generale Francesco Contin e Cristian Feregotto, ceo di Infostar, la società friulana leader nella realizzazione di infrastrutture IT, on premise e cloud, con particolare attenzione alla gestione e alla sicurezza del dato.

Per affrontare una questione così complessa, nel corso del confronto, è emersa una condivisione della visione; si ritiene, infatti necessarioprevedere una polistrategia d’attacco, in cui il fattore umano e quello tecnologico si alleano per ottenere i migliori risultati possibili. 

«È innanzitutto indispensabileuna sensibilizzazione diffusa perché vi sia piena consapevolezza che l’hackeraggio oggi è un rischio più vicino, di quanto si possa credere, per ogni attività, istituzionale e imprenditoriale, di qualsiasi dimensione», ha sottolineato Feregotto, sostanziando la propria argomentazione con i dati statistici, che indicano un’impennata di violazioni durante la pandemia. «In questi mesi gli interventi per problemi legati alla sicurezza sono aumentati del 70 per cento», sottolinea. 

Acquisita la consapevolezza, aggiunge, «è necessario che la formazione sia ad ampio raggio, perché non di rado sono proprio i comportamenti difformi, spesso dettati da una certa superficialità, quelli che aprono la porta agli hacker». Parallelamente, è importante avere interlocutori qualificati per costruire la difesa informatica. Aziende esperte che da anni studiano il fenomeno dell’hackeraggio e investono milioni di dollari in ricerca e sviluppo. La maggior parte di queste, infatti, ha sede negli Stati Uniti, Silicon Valley, in particolare. Una della principali è la Watchguard, multinazionale con la quale Infostar ha stretto un importante rapporto di collaborazione ed è una tra le uniche tre aziende IT friulane ad avere la sua certificazione Gold. «I nostri tecnici e consulenti hanno tutte le competenze necessarie per individuare le soluzioni migliori, in base al tipo di azienda, al traffico dati e al budget dedicato all’investimento» continua Cristian Feregotto «Queste soluzioni, composte da firewall con servizi a bordo, agiscono sulla sicurezza di reti cablate e wireless, anche in ambiente industriale 4.0, consentono l’autenticazione a più fattori, nei collegamenti VPN e nelle applicazioni Cloud».