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Le case nido potrebbero essere il “vaccino” per la possibile pandemia sanitaria e sociale del 2040: l’inutilità di molti di noi. È questo il tema intorno al quale Fabio Millevoi, cofondatore dell’Associazione Futuristi Italiani, ha sviluppato le proprie riflessioni durante l’ultima conviviale del Rotary Club di Tolmezzo (Ud). 

“Molti di noi saranno solo dei costi insostenibili e, quindi, inutili. Un’inutilità causata principalmente da tre fattori: tanti avranno perso il lavoro, altri avranno un titolo di studio inadeguato alle sfide del 2050, e una parte sarà esaurita, stanca di surfare tra innovazioni, adattamenti, cambiamenti. Dobbiamo ripensare alle case non solo alla luce dell’esperienza Covid, che ha accelerato alcune dinamiche in corso, ma vedere oltre l’emergenza contingente e immaginare gli altri cambiamenti in arrivo”.  

“Vivremo in case pensate come piattaforme di servizi per una società in trasformazione: non una società peggiore o migliore ma semplicemente diversa nei bisogni, nelle potenzialità, nell’organizzazione, nei processi, negli orientamenti culturali e negli stili di vita” ha spiegato Millevoi. “Le case non saranno solo contenitori più o meno intelligenti che ci proteggono dalla pioggia ma, infrastrutture sanitarie e sociali: questo potrebbe portare alla realizzazione di ‘piattaforme generative’, come il web, per dare gambe a una risposta abitativa sistemica. Le case diverrebbero un luogo dove far incontrare l’esperienza degli anziani con l’impazienza dei giovani, sperimentare la white economy, vivere il life long learning. Case nido connesse con altre tecnologie e realizzate in un continuo confronto-incontro con i data lords e non più solo con i land lords. Probabilmente non possederemo nulla ma avremo l’abbonamento a tutto: del resto gli uccelli non fanno del loro nido un granaio, non accumulano nulla, ma volano”. 

“È probabile che il futuro non sarà dei sostantivi, ma dei verbi: la casa nido sarà curare, proteggere, nutrire. Tre verbi gravidi di vita, di progresso ma anche di emozione, affettività, aggregazione che dovremmo porre al centro dei nuovi modelli di business per trasformare degli investimenti in occasioni di cambiamento. Non vivremo ‘in’ delle case, ma ‘con’ delle case”. 

“Dobbiamo prepararci a gestire i possibili futuri meglio di quanto abbiamo fatto con le precedenti rivoluzioni industriali”: questo il monito di Millevoi. “La lettura di ‘Tempi difficili’ di Dickens può esserci utile a ricordare e ad ammettere con onestà che i modelli sociali, economici e politici ereditati dal passato sono inadeguati per affrontare la sfida della quarta rivoluzione industriale, che va governata con saggezza e non solo con competenza. Lavorare sui futuri è una necessità, un bisogno, una scelta, un modo di pensare per anticipare il cambiamento: «Anticipation is the way the future exists in the present», come ha recentemente ricordato Riel Miller, a capo di Futures Literacy, il programma di ‘alfabetizzazione al futuro’ dell’Unesco”. —