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La ventesima edizione del Cibus, il salone internazionale dell’alimentazione si sta svolgendo in presenza a Parma: nel quartiere fieristico della città ducale. La manifestazione voleva sicuramente essere e rappresentare un segno di ripresa, dopo un lungo periodo di pandemia. Si è rivelato però un evento dal sapore completamente differente dal passato: scarse le presenze sia in termini di espositori che di visitatori. Quasi nulla la presenza straniera: i buyers internazionali non si sono fatti vedere. Metà del mondo deve ancora vaccinarsi e si sente, soprattutto in manifestazioni come il Cibus che facevano della vocazione internazionale il fiore all’occhiello. Obbligatorio il green pass per accedere all’evento, rigorosi i controlli sulla temperatura corporea. Risultato: padiglioni mezzi vuoti. Agli stand più un senso di goliardia, piuttosto che del fare affari. Stand ridimensionati: le grandi case produttrici alimentari si dilettavano nel proporre postazioni fieristiche faraoniche. Appare tutto molto sobrio questo anno. Anzi si riflette sul ruolo delle fiere nel futuro. Giovanni Palmieri, a capo della notissima Zarotti (conserve ittiche) di Parma, grande assente al Cibus: ‘È inutile che ce la raccontiamo – spiega – non siamo ancora fuori dalla pandemia. Molte persone hanno ancora paura di ammalarsi, molte altre non sono vaccinate, è ovvio che manifestazioni fieristiche come questa ne risentano. Noi abbiamo deciso sin da gennaio di non partecipare per un semplice motivo: l’impossibilità di incontrare in fiera i buyers stranieri. Il Cibus per noi rappresentava la possibilità di venire a contatto con nuove fasce di mercato, allargare i confini dell’export. Questo ad oggi non è possibile, molte parti del mondo sono ancora ‘chiuse’, a causa della pandemia. Diciamo che viviamo questa edizione del Cibus come un segno di speranza’. Marco Pezzetta, friulano, industria del formaggio, ragiona invece sul ruolo delle fiere: ‘Ci sono troppe fiere, il sistema dovrebbe ridurre eventi inutili o doppioni vedi il Cibus e Tuttofood (Milano). Penso che la presenza sia ancora importante, il formaggio non si mangia con gli occhi. Va comunque fatta una scelta di tipo imprenditoriale: per fare scelte di maggior efficacia, decidendo di partecipare a manifestazioni con un in coming dall’estero interessante’. Non si aspetta più la fiera per presentare i nuovi prodotti, l’esperienza digitale sta modificando abitudini. Il ruolo delle fiere anche di tipo alimentare, muterà nel dopo Covid. Forse non si tornerà mai più come prima.