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‘I virologi, anziché andare in televisione quasi ogni giorno, dovrebbero stare in laboratorio a fare ricerca sul Covid19, come sta accadendo a Trieste, presso l’area di ricerca, in collaborazione con i laboratori di Udine, da circa un anno e mezzo, senza che nessuno lo sappia, sta venendo eseguito il sequenziamento delle note varianti del virus’. E’ quanto spiega Mario Canciani, noto luminare di Udine, pneumologo conosciuto a livello internazionale.

‘Come tutti i virus, anche il Coronavirus, muta, creando le cosiddette varianti che tanto fanno paura. Studiando il suo sequenziamento è possibile individuare e capire queste mutazioni, aspetto fondamentale per la creazione del vaccino adeguato. Fare questo tipo di ricerca costa però tempo e fatica. L’Inghilterra ha messo in campo denaro e ricercatori, per questo tipo di attività: ecco perché è stata individuata la variante cosiddetta ‘inglese’. Il virus cambia continuamente, come avviene per i comuni virus influenzali. Per questo sarà necessario un richiamo annuale contro il Covid19 che, in ogni caso, diverrà sempre meno pericoloso. Senza che nessuno lo sappia a Trieste, stanno venendo compiute ricerche interessantissime e molto utili per il Friuli Venezia Giulia e per il Veneto. Così dovrebbe avvenire non solo nella nostra regione, ma in molti altri centri in Italia. Servirebbe concentrarsi sullo studio e la ricerca, piuttosto che sull’apparire in televisione un giorno sì e uno no’ continua Canciani. 

‘La circolazione di varianti che possono avere una maggiore trasmissibilità o eludere parzialmente la risposta immunitaria, che ha portato ad un inatteso aumento dei casi in paesi europei con alta copertura vaccinale, richiede un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi. Il raggiungimento di una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione rappresenta uno strumento indispensabile ai fini della prevenzione di ulteriori recrudescenze di episodi pandemici’. Questo il monito degli esperti nel report settimanale sul monitoraggio Covid in Italia. Al momento, con una campagna vaccinale già fortemente avviata, l’unica incognita che potrebbe minare il miglioramento progressivo dell’attuale situazione epidemiologica è l’eventuale comparsa di nuove varianti resistenti ai vaccini. Da qui l’importanza di una loro tempestiva individuazione attraverso attività di laboratorio. ‘Eppure, nonostante ciò, in Italia vengono sequenziati ancora pochi campioni derivati dai prelievi con tampone, quasi quindici volte in meno rispetto al Regno Unito. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha fissato un obiettivo minimo di sequenziamento pari al 5 per cento dei casi rilevati ogni giorno con i test diagnostici. Eppure, secondo gli ultimi dati pubblicati dal portale per la condivisione dei dati genomici (Gisaid), l’Italia raggiunge appena lo 0,7 per cento tenendosi ben al di sotto della soglia stabilita dall’Ecdc. Per fare un paragone, nel Regno Unito è stato esaminato circa il 9,7 per cento dei tamponi totali’ conclude Canciani.