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Milano simbolo di rinascita dopo la pandemia. Come è cambiata la nostra società dopo la pandemia. Cosa ci aspetta ora, da un punto di vista sociale, relazionale e umano? Siamo cambiati? Se sì, come? In meglio, in peggio? Forse siamo ancora troppo dentro la storia pandemica, per avere chiaro, dove stiamo andando, e chi siamo ora. Per avere la giusta distanza che fa vivere e vedere con razionalità la realtà. Siamo al punto forse di una rinascita.  Come afferma Ivan Rizzi, intellettuale, scrittore, e uomo di profonda cultura, presidente dell’istituto di Alti Studi Strategici e Politici di Milano. ‘Si è intrufolata dentro di noi la questione della paura, della morte, della non esistenza. I virologi ci hanno messo del loro. Praticando, in televisione, lo sport della verità e dell’incertezza. Con passaggi mediatici ridondanti. In una dimensione dove non ci sono valori, prevale il narcisismo esistenziale. Un cosiddetto barocchismo del vivere. Un canto verticale verso un sapere.

Resta soltanto ad oggi la salute, come diceva Friedrich Wilhelm Nietzsche. La salute: devo conservare questo essere che non ha altre potenzialità esistenziali. Parlando di laicità: noi viviamo effettivamente senza idee, senza contenuti. Sono le circostanze che la fanno da padrona, in questo momento storico. L’uomo trova precotto il proprio modus vivendi: i cosiddetti influencer fanno la loro parte, dandoci in pasto significati esistenziali già sovraordinati. Così come leggere lo stesso giornale tutta la vita. Sei indirizzato. Sei coatto. Platone e i suoi pilastri affermava che: con la paura e il dolore, si spinge la biga in avanti. 

E’ la cognizione del dolore (come dice Carlo Gadda) che dinamicizza la nostra esistenza. La pandemia ci ha portato l’attitudine a ripetere, ancora di più che non nella nostra esistenza di prima. Dinamicità che è l’opposto del plagio, e della lentezza. Un ordine meno brillante della vita. 

Fyodor Mikhailovich Dostoevsky parlava di ‘sottovivere’, attualmente non siamo decenti, dobbiamo ritrovare una decenza. Noi siamo qui per rinascere: reinventare la nostra esistenza. Hannah Arendt  dice che siamo qui per dare vita. Siamo qui per dare alla luce. Siamo qui per rinascere. Noi nasciamo senza volerlo, possiamo solo pensare alla morte. La vita ci è donata. 

Milano, in Gae Aulenti, rappresenta proprio questa rinascita oltre al dinamismo.  E’ un luogo della città fino a poco tempo fa depauperato, dimenticato. Tutto questo lo ha voluto l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini: proprio per una incontentabilità, per uno slancio verso il miglioramento della città. Ci dimostra che possiamo costruire progetti di affermazione. Con la dignità al centro di tutto. E’ solo adesso che non ci sono valori validi. Vanno recuperati. Insieme ad una autenticità dell’io. Dignità resta ancora la parola che delinea bene l’emancipazione. L’emancipazione che il vero significato della democrazia che serve ad  emancipare i più. L’unico ruolo della democrazia è l’emancipazione. L’autenticità, fino a poco tempo fa, era la chiave, ora è la dignità laddove la paura serpeggia e sta diventando cultura. Siamo abituati ad essere governati. Come sistema di controllo ed economico. Attraggo le persone con lo spettacolo della paura. Ci siamo abituati ad immedesimarci nel vero più del vero. Dovete vivere con apprensione e dolore. Vivere con paura della morte mille volte al giorno. Coraggio è un’altra parola da tirare in ballo. Non c’è felicità senza libertà, e non c’è libertà senza coraggio. Pericle lo diceva. Coraggio devi costruirlo, portelo come obiettivo, con confini, una strada ed un percorso. In un percorso di dignità. Con coraggio motivato. Altro aspetto decisivo: l’umiltà che è una parola dell’intelligenza. Deriva da humus, radice, forza, fondamenta. Il nostro futuro sta, per buona parte, nelle mani degli imprenditori che ogni giorno lottano per sopravvivere.  E manca per loro, l’alleanza con lo Stato: non possiamo permetterci di perdere loro e le fondamenta che essi rappresentano per il nostro Paese’.