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Serve un sistema integrato capace di credere in una nuova generazione che agisca sulla possibilità di fare impresa in montagna, o in generale in zone che vengono considerate svantaggiate per una loro collocazione geografica piuttosto che un’altra. Per sistema integrato intendo la volontà da parte delle istituzioni di porsi questo come obiettivo: con un programma preciso che ci porti da zero a cento’. Sono queste le dichiarazioni di Alessandro Liani, amministratore delegato di Video Systems di Codroipo (Ud)l durante una tavola rotonda che si è tenuta ad Amaro, sul fare impresa in montagna. ‘Non possiamo pensare che da un momento all’altro i giovani decidano di fare impresa in montagna – continua – intanto, serve capire quali sono i possibili core business auspicabili in aree montane come quelle del Fruili Venezia Giulia: dei veri e propri cluster, a partire dalla tecnologia – e da lì sviluppare percorsi ed idee. E’ necessario sviluppare una conoscenza da parte di queste persone: lo spirito imprenditoriale non si insegna, ma con una adeguata preparazione lo si può intuire e farlo proprio. Un luogo può e deve essere attrattivo non solo per i giovani locali, ma anche e soprattutto per chi viene da fuori. Per questa attrattività sono fondamentali le aziende del luogo: deputate a creare possibilità di lavori sfidanti ed interessanti, pur trovandosi, in aree considerate svantaggiate. Analizziamo però lo svantaggio: non è altro che di natura logistica, oltre che dei servizi che possono mancare, ma si tratta per lo più di gabbie mentali’ continua Liani. 

‘Agendo e pensando con molto pragmatismo, considero il fare impresa in montagna, una vera e propria sfida perchè sono innegabili le problematiche logistiche e la mancanza di centralità dai servizi più importanti.  E’ altresì vero però  che l’accelerazione portata dalla pandemia all’utilizzo dello smartworking e alla digitalizzazione dei servizi ha favorito l’indifferenza al posizionamento fisico per una determinata tipologia di lavori.
Vedo, nella quotidianità, in tutta la zona montana alcuni esempi di successo, ma purtroppo anche tanti fallimenti. Tante start up che partono con ottimi mille propositi ma che poi non riescono a creare i presupposti di continuità. Le concomitanti in un processo di successo o di fallimento sono moltissime in qualsiasi luogo. Per la montagna abbiamo l’aggravante di una situazione logistica geografica che legittimerebbe un extra supporto, ma di quale tipo? A mio parere serve un concreto aiuto all’insediamento imprenditoriale nelle zone montane attraverso particolari agevolazioni fiscali che la normativa le consideri ammissibili. Chi opera in montagna ha degli svantaggi che devono essere in qualche modo controbilanciati. Il successo del distretto industriale del bellunese è passato proprio attraverso le agevolazioni fiscali post tragedia del Vajont. Un processo simile potrebbe portare quella giusta convenienza economica a spingere gli imprenditori ad insediarsi in Carnia, piuttosto che nella Canal del Ferro o nella Valcanale. Creando le basi per una location  imprenditoriale di attrattività, la zona montana può davvero avere un futuro roseo’ ha affermato Massimiliano Cecotto, direttore commerciale di Credifriuli, che conta 30 filiali di cui 4 nella zona montana. Liani, a capo di una eccellenza tecnologica in regione che si occupa di intelligenza artificiale: ‘L’alta tecnologia potrebbe essere un ottimo viatico per lo sviluppo delle attività di impresa in montagna. Dobbiamo creare un terreno fertile, come in parte già viene fatto. Senza aspettarsi grandi risultati nell’immediato. Personalmente sono abituato a semplificare i grandi problemi in sotto attività più semplici e misurabili, quindi per raggiungere questo obbiettivo sfidante fare piccoli passi verso l’obiettivo è  importante’.