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Li si conosce. E per molti versi, potrebbe venire di considerarli simili. Alla stregua e solo forse per i loro ruoli. Sì: un economista neokeynesiano, professionista di finanza e un innovatore nel mondo, noto per il il suo eloquio e la sua capacità di oratore. Il primo è Vito Rotondi amministratore del gruppo Mep, con sede a Udine; l’altro è Roberto Siagri, il guru della tecnologia. Le visioni sul futuro e sul mondo parrebbero, le loro, molto ben distinte ed invece sono le medesime. Se non che, a seconda della interpretazione, come il gatto di Schrodinger che, in fisica quantistica, lo si può vedere morto o vivo, a seconda del momento in cui lo si guarda, il minimo comune denominatore, nella visione di entrambi, sono le domande che nascono dalla notte dei tempi: chi siamo? Da dove veniamo e soprattutto quale sarà il nostro futuro? Come valutare questo nostro tempo?  Ed in tutto ciò come si posizionano l’umanesimo e la tecnologia. Come integrare la tecnologia con l’aspetto umano?  Ne sono convinti entrambi.  ‘La tecnologia ha in sé un paradosso – sostiene Rotondi – non potrà mai fare a meno dell’essere umano; la macchina, il computer non sostituiranno mai completamente l’essere umano seppure ne esalteranno le competenze e capacità, come mai prima d’ora’. Lo aiuteranno a liberarsi dalle mansioni ripetitive, dai lavori usuranti, dai miliardi di calcoli, dagli errori umani, offriranno risultati ed elaborazioni infinitamente complesse e creeranno più tempo libero per l’essere umano e sociale. ‘Io credo che sia il contrario – replica Siagri – ovvero: l’uomo non può fare a meno della tecnologia, pena l’irrilevanza. Purtroppo, continuiamo ad illuderci che le intelligenze artificiali non possano sostituire l’uomo in tutte le funzioni, ma il progresso dimostra che non è così. Una sempre più spinta simbiosi tra computer e umano è inevitabile. Gli umani sono frutto di una evoluzione darwiniana di miliardi di anni, non eravamo così 2 milioni di anni fa e non saremo così tra un miliardo di anni. Ogni intelligenza tecnologica dal costo di 1000 euro tra trent’anni sarà 10 miliardi di volte più potente di quella di un cervello umano, che più di così non potrà evolversi perché biologico. Qualche domanda dobbiamo porcela’. ‘Siamo all’inizio di una era inclusiva, propiziatrice, multidisciplinare, di una nuova epoca quale meraviglia dell’algoritmo stem, art, tech e human, delle loro intersezioni dove le discipline si incontrano; nel tempo – spiega Rotondi – in cui l’economia rivela frequente e netta apertura ai temi dell’etica sociale, ove la tecnologia deve fare reciproci conti con l’umanità e la società. Nel futuro immediato è determinante, evitando il neo-individualismo, saper integrare le diversità che saranno più preziose nel lavorare e sapere vivere le emozioni della ricerca, arte, cultura, oltre il superamento della tragedia della pandemia che potrebbe profilare bibliche proporzioni’. La pandemia ha promosso complesse reazioni umane e reso le nuove tecnologie polimorfe, multidimensionali e ben sfaccettate. Compito delle donne e degli uomini, insieme alla macchina, è individuare una tregua dinamica. Un nuovo codice cavalleresco del futuro.  ‘Sarebbe come tornare alle origini di un nuovo codice etico, una passione civile, di fervente competenza economico-tecnologico-sociale, costruita sulla valorizzazione dei talenti, della competenza al servizio del lavoro e della società; oltre ogni preconcetta partizione tradizionale, con forza e rapidità, cultura, coraggio della scienza, dell’arte. Curiosità intellettuali elevate per evitare la depressione, già in agguato, post recessione con irreversibili danni economici, sociali, umani, in una realtà complessa, fluida e ambigua, di una precarietà intrinseca da Equazione 56 di Heisemberg, ove il tempo resta l’unico bene di cui essere avari! conclude Rotondi. La tecnologia non potrà mai ovviare ad un codice cavalleresco mal adoperato, o interpretato alla propria maniera. Serviranno valori che nessuna macchina o tecnologia, potrà mai soppiantare. ‘Capisco lo sconcerto – sostiene Siagri – e capisco la ricerca di un nuovo codice, tutto molto umano. La migliore soluzione contro il vento non è opporvisi con la costruzione di un muro, ma assecondarlo con la costruzione di un mulino a vento. Voglio dire che il vento del cambiamento va assecondato. Parafrasando Alessandro Baricco solo quello che avremo lasciato mutare così da permettergli di cambiare forma potrà entrare nel futuro. Infatti, anche se sembra un paradosso l’unica costante in natura è il cambiamento e il cambiamento significa dover gestire l’incertezza proprio come in meccanica quantistica, dove troviamo il principio di indeterminazione la cosiddetta Equazione 56,  che io chiamerei  vita. Sono d’accordo su un nuovo codice, ma questo non lo possiamo trovare dentro il presente modello industriale né dentro l’umanità del passato. I principi rimangono tali ma vanno rivisti alla luce delle nuove tecnologie digitali. La produzione digitale rispetto alla produzione industriale contiene già le risposte. La produzione digitale però sta alla produzione industriale come la lampadina sta alla candela. Il nuovo codice è una nuova mappa che per tanto barbarica possa ad oggi sembrare è quella che permetterà di post-umanizzarci. E’ necessario abbracciare in fretta la produzione digitale perché con essa possiamo entrare in una nuova era, con una nuova etica ed estetica, molto più umane, molto più relazionali e sociali di quanto a prima vista si possa pensare’.  Un segno di profonda civilizzazione e civiltà è evitare, nel prossimo futuro, che gli animali vengano uccisi per cibare l’uomo. ‘La tecnologia verrà in nostro aiuto, anche in questo caso – spiega Siagri – fra non molto potremmo creare in fabbrica cibi che saranno per capacità nutrizionale, sapore e fattura, uguali alle carni degli animali (come per altro già avviene), salvando la vita di tanti esseri viventi. Questo esempio ci fa capire la direzione dove andare, per trovare il nuovo codice, non è più una questione tra umani e tecnologia è una questione tra vita e buona vita’. ‘La techno-social-corporate governance delle aziende, infatti come codice etico, evolve verso forme di maggiore civilizzazione, cultura, sostenibilità anche interpersonale. Le tecnologie e le leggi moderne, che saranno la “nuova mappa”,  consentiranno inclusione, responsabilità personale, sociale, civile, istituzionale e passione intellettuale, tecnologica e genereranno la migliore vita senza nascondersi dietro vuoti sentimentalismi, per fronteggiare con competenza e cultura l’inderogabile tecnologia’ conclude Rotondi. ‘Passando alla produzione digitale possiamo costruire benessere, crescita economica senza impattare l’ambiente e portandoci in una nuova era a crescita senza limiti. Questo è il più grande regalo per le nuove generazione che l’era industriale, senza saperlo, ha generato come prodotto di risulta:  ha buttato le basi del modello  per una crescita sostenibile da consegnare alle future  generazioni, se guarderanno al mondo con nuovi occhi, i loro occhi’ afferma Siagri.